I FIGLI DEL MARE
(Kaijû no kodomo - 2019)
(lungometraggio d'animazione)

Regia di: Ayumu Watanabe
Sceneggiatura di: Hanasaki Kino
Tratto dal Manga di: Daisuke Igarashi

Prodotto da: Eiko Tanaka
Produzione: Beyond C., Studio 4°C
Animazioni: Studio 4°C
Edizione Italiana: Dynit, Nexo Digital

USCITA ITALIANA: 2 DICEMBRE 2019

Lo Studio 4°C torna con un opera di alto impatto, con superbe animazioni e una storia che ci porta in un mondo a noi così vicino ma per molti versi ancora sconosciuto: il mare. Pochissimi protagonisti e le vacanze estive fanno da sfondo a tutto il progetto.

La giovane Ruka è introversa. In casa il padre è sempre lontano, immerso nel lavoro presso l'acquario della città, e il rapporto con la madre non è dei migliori. Il suo carattere complicato la porta lontano anche dalle sue coetanee e si ritrova da sola alle porte dell'estate. Un giorno in visita nell'acquario dove lavora il padre, Ruka incontra due giovani e misteriosi fratelli che sono stati trovati in mare. I tre si scopriranno condividere una particolare connessione con il mare e le creature che lo abitano, a pochi giorni di un importante evento che si svolgerà a largo delle coste Giapponesi.

La sceneggiatura è divisa principalmente in due parti, con la prima atta a descrivere i personaggi ed introdurre l'ambiente marino, e la seconda che si addentra al centro dell'evento i cui personaggi sono destinati. Ma mentre la prima parte è limpida e lineare, la seconda si nasconde dietro un continuo mistero che non viene illustrato fino in fondo e lascia alle immagini tutto il lavoro. Stesso discorso per i tempi, molto più fluidi nella prima parte e più lenti nella seconda, in cui ad illustrare ogni scena troviamo quasi esclusivamente immagini e pochissimi dialoghi. Scelte della produzione che potrebbero non convincere appieno gli spettatori.

Infatti dai primi minuti si intuisce la volontà degli studios di stupire gli occhi degli spettatori con impressionanti quanto evocative immagini, un mix mai definito di computer grafica e disegni a mano libera che cercano di rompere gli schemi della classica tradizione degli anime giapponesi, proponendo anche una regia che impone molte più scene in movimento rispetto alle più tipiche scene fisse o con semplici movimenti bidimensionali di camera. Ma proprio alcune scene in movimento sembrano molto più confuse che fluide e non molto ben integrate con le animazioni bidimensionali. Di maggiore impatto invece le scene con protagonisti pesci e grandi cetacei, veri protagonisti di tutta la produzione.

Non convince fino in fondo neanche il design scelto per la rappresentazione dei volti umani, con alcune caratteristiche (come occhi, labbra ect.) molto più accentuai e fuori scala.
Alla fine si assiste sicuramente ad uno spettacolo di animazioni con scene degne di un documentario, splendidamente rappresentate, ma non pienamente supportate dalla sceneggiatura, che tende a rimanere misteriosa fino alla fine senza illustrare a pieno quei misteri. Un progetto adatto più ad un pubblico adulto proprio per alcune tematiche più profonde che potrebbero non essere recepite appieno dai più giovani.






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