PARASITE DOLLS
(Parasaito Dòruzu - 2002)
(OAV)

Regia di: Naoyuki Yoshisaga, Satosi Saga, Kazuto Nakazawa
Sceneggiatura di: Chiaki Konaka, Kazuto Nakazawa

Prodotto da: Masafumi Fukui
Produzione: Imagica Ent. e AIC
Realizzazione: AIC

Edizione Italiana: One Movie

Imagica Ent e lo studio d'animazione AIC scendono in campo nella produzione di questo lungometraggio composto da tre OAV e diretto ad un pubblico adulto, affidando la regia al trio Yoshisaga, Saga e Nakazawa e lo script a Konaka con l'aiuto, nell'ultimo capitolo, del regista Nakazawa. Parasite Dolls è un prodotto d'animazione la cui storia strizza l'occhio alle opere futuristiche di Masamune Shirow e in particolare a "Ghost in The Shell", opera con cui divide molte tematiche.

Ambientata in un futuro prossimo, in cui umani e androidi convivono pacificamente, la storia ha per protagonista un giovane poliziotto, Basil, vedovo per colpa di un androide e incapace di impugnare una pistola dopo aver ucciso per sbaglio una ragazza umana scambiata proprio per un per androide. Gli eventi che lo vedono coinvolto in questa storia riguardano degli strani omicidi seriali con vittime sempre delle prostitute con corpi completamente elettronici. Ad aiutare il poliziotto ci saranno anche il suo collega androide in forza al corpo di polizia e una giovane poliziotta dal carattere intraprendente. Ma dietro questi omicidi si nasconderà inevitabile una cospirazione a livelli molto grandi, un gioco pericoloso che vede coinvolti corpi di polizia, cariche politiche e gli stessi produttori di corpi androidi che porterà a delle conclusioni inaspettate.

L'intera storia è divisa in 3 capitoli: a faint voice, dreamer e knights of a roundtable, ambientati rispettivamente nel presente, un anno dopo e cinque anni dopo; un lungo periodo temporale per illustrare i piani della cospirazione che in poco tempo avrebbero reso poco l'idea del progetto attuato dai cattivi di turno. Uno script sufficientemente articolato che pecca nell'originalità sia di storia che di ambientazioni. Molti sono infatti i riferimenti che possiamo trovare all'opera del grande mangaka Shirow, ovvero il suo Ghost in The Shell, a partire dagli strani omicidi diretti agli androidi, al poliziotto turbato dal suo personale passato alla cospirazione economico-politica che si cela dietro i principali eventi. Più che un semplice caso. Comunque un tentativo un po confuso, magari affrettato, con alcuni riferimenti lasciati in sospeso e personaggi poco approfonditi.

La regia gioca la carta del montaggio utilizzando dei buoni effetti per flashback e altri momenti chiave, atto per alternare i ritmi altrimenti troppo lineari. Per quanto riguarda i personaggi, disegnati da Naoyuki Onda, quasi tutti si possono considerare trascurati, eccetto il protagonista, a favore degli eventi, mossa non certamente azzeccata visto comunque l'esiguo numero di elementi in movimento sullo schermo (meno di una decina in tutto). Anche gli androidi del titolo avrebbero reso meglio con qualche minuto in più a loro dedicato, quelle bambole cui solo un modello, la bionda Eve, spunta sotto i riflettori, ma sempre per poco tempo. Stesso discorso per il collega e superiore di Basil, il fondatore del reparto di polizia speciale, protagonista dell'ultimo capitolo del lungometraggio, cui importanza nella storia sembra essere di grande valore.

Neanche l'aspetto grafico dell'opera rappresenta un lato positivo. La AIC, coadiuvata anche da studios come Deen e Gainax, realizza un prodotto appena sufficiente con la qualità delle animazioni molto scadenti, un passo indietro di 30 anni sulla qualità che gli studios orientali ad oggi ci abituano. Dalle animazioni bidimensionali con tratti molto classici, ai fondali realizzati a mano fino ai pochi modelli 3D, neanche molto definiti, a supporto soprattutto dell'ultimo capitolo della storia. Il ritratto finale dell'opera, viste le tematiche e l'inclinazione fortemente fanta-thriller-poliziesca, sono colori e tonalità molto scuri a favore di ambienti quasi sempre poco illuminati e azioni che si svolgono prevalentemente di notte. Poche le scene di vera e propria azione che apportano un po di sale all'intera vicenda.

Gli autori giocano la chiave della riflessione affidando al poliziotto protagonista un ruolo praticamente solitario, frustato e sempre sotto il pesante peso del proprio passato; i conflitti morali e l'etica sono manifesti di un periodo storico a noi ancora molto lontano (per fortuna). Una storia che avrebbe conquistato maggiore pubblico e critiche se non fosse arrivata dopo quella del più famoso autore nipponico, cui forse vuole ritagliarsi una fetta della scia che il genere lascia ancora.

L'edizione italiana è opera della OneMovie, la stessa etichetta che ha portato in Italia i due live-action Nana. Il doppiaggio è stato affidato allo studio Dream&Dream con un lavoro sufficiente da parte dei doppiatori che prestano le voci agli umani e meno sufficiente quello svolto per interpretare gli androidi, considerati un po troppo freddi e con parlato spesso atono e spaziato (stile robot). L'edizione DVD ha un poco sufficiente audio Dolby 2.0 e video nell'originale formato 4:3. La confezione
comprende infine pochi extra tra promo e sketch.




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